Condividere la conoscenza

Posted by | settembre 20, 2013 | Scienza e Innovazione | No Comments
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di Carnera

Accesso Aperto

Un sistema regolato da monopoli che decidono prezzi e regole per la pubblicazione scientifica. Università, biblioteche e autori che subiscono contratti e condizioni costosi e senza i benefici di un mercato regolato dalla concorrenza.

Questo è lo scenario. Anche se qualcosa sta cambiando.  Negli Stati Uniti, ad esempio, c’è l’obbligo per il ricercatore di rendere disponibili a tutti i risultati delle ricerche realizzate con fondi pubblici (una regola fondata sul buon senso che ad un cittadino non si può chiedere di pagare le tasse 2 volte!).
In Europa, una solenne dichiarazione (detta Dichiarazione di Berlino) impegna le università e gli enti di ricerca a diffondere (disseminare) la conoscenza, non solo attraverso le modalità tradizionali ma anche e sempre più attraverso il paradigma dell’accesso aperto via Internet. Una dichiarazione ripresa e sostenuta in Italia (Dichiarazione di Messina).

Questi intenti non devono essere interpretati come la dichiarazione di guerra al “nemico” editore. Il principale obiettivo è quello di condividere meglio e più velocemente la conoscenza.
Un obiettivo che potrebbe essere affrontato negoziando con l’editore le regole di pubblicazione: ad esempio concordare il diritto di pubblicare in un archivio pubblico l’articolo scientifico (nella forma di bozza o di pre print).

Ma pubblicare nella modalità Open svilisce il risultato della ricerca? Assolutamente no, anzi è dimostrato che un articolo pubblicato in formato Open Access ha più citazioni, oltre – naturalmente – una più facile diffusione e raggiungibilità dell’articolo stesso. Questo avvantaggia tutti: lo studioso aumenterà il proprio credito presso la comunità scientifica e la rivista alzerà l’Impact Factor (indice che misura il numero di citazione ad una rivista).

Semplici considerazioni, ostacolate da paure e resistenza (degli editori che temono di perdere abbonamenti) e degli studiosi che temono di non veder riconosciuto il numero e il valore delle proprie pubblicazioni.

Nonostante i molti vincoli e gli impedimenti, la condivisione della conoscenza rimane un valore fondamentale per le università. Ezio Tarantino ha annunciato che tra i progetti in cantiere, la Sapienza intende realizzare un archivio istituzionale dove pubblicare materiale scientifico e didattico (un sistema di archiviazione a “tre gambe”: Didattica (dispense, esercitazioni eccetera), Ricerca (bozze, pre-print, articoli) e Tesi di dottorato.

 

L’editoria scientifica

Negli ultimi anni l’editoria scientifica ha subito una concentrazione drastica. Tutto il sistema si regge su pochi grandi editori internazionali che di fatto detengono la proprietà dell’informazione scientifica mondiale. Questo scenario di monopolio permette a questi giganti di dettare sostanzialmente le condizioni economiche e le regole di pubblicazione.

Pubblicare è costoso (si calcola che un articolo scientifico costa 3000$). Questi costi ricadono interamente sull’autore. Un ricercatore pagherà 2 volte: la prima per pubblicare l’articolo e la seconda attraverso l’abbonamento alla rivista da parte dell’università.

Lo chiamano Big Deal il contratto offerto alle università. Consiste in un abbonamento cumulativo di tutte le riviste pubblicate dalla stessa casa editrice. Il pacchetto completo ad un prezzoconveniente. Dentro il pacchetto le riviste più prestigiose e utili insieme a quelle meno interessanti per la comunità scientifica.

Alla Sapienza, ad esempio, acquistiamo da Elsevier 1800 riviste pagando circa 1.600.000 euro. Di queste 1800 solo il 40% sono quelle ‘scaricate’ più frequentemente. Non sarebbe più conveniente abbonarsi solo a queste? No, perchè il prezzo offerto dalla casa editrice salirebbe a 2.400.000 euro.

Con queste regole è difficile pianificare diversamente il bilancio destinato agli abbonamenti. Tolti i soldi per i grandi contratti rimane ben poco per poter fare altro.

http://websapienza.wordpress.com/2010/03/18/condividere-la-conoscenza-accesso-aperto/

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